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inviato da Fabiseb


Cronaca di una minicrociera in solitario


Era un po’ che aspettavo l’occasione, poi venerdì scorso mia moglie è partita all’improvviso per il mar rosso ( va a fare da cane pastore a un gruppo di 200 persone in viaggio aziendale), e sabato pomeriggio, appena libero, mi sono fiondato in barca. La notte il grecale ululava (a proposito, il bollettino di Spalato, ricevuto sul navtex, dava 40/65 nodi di bora per la notte; il mio pensiero è andato a “quelli” della barcolana).

Domenica sempre NE fortino, di uscire da solo neanche a parlarne. Sono rimasto in banchina, e ho ricevuto la visita di med, in partenza per Milano, e jak, che senza famiglia era venuto a fare un’ispezione veloce alla sua “albacore” ( a proposito, ti sono debitore di un panino).

Lunedì mattina, il vento era calato. Senza pensarci due volte ho mollato gli ormeggi e, per non avere ripensamenti, ho chiamato la torre avvertendo che non sarei rientrato la notte. Il dado era tratto. Fuori dal porto il vento soffiava da E/NE ancora vivace, su la randa, fuori il fiocco, e via al lasco verso l’Elba. La barca procede tranquilla sui 6 nodi, traffico quasi inesistente, affido ad “anselmo” il compito di tenere la rotta e mi metto comodo in pozzetto a leggere un libro Al traverso di Piombino, (il vento intanto era calato), non ho resistito: prendo il telefono e mando un SMS a Tamata 2004 che iniziava così: “ giusto per non essere sempre io a crepare di invidia….) vedo che vi ha riferito sul forum.! http://forum.amicidellavela.it/topic.asp?TOPIC_ID=11474

Il vento gira sempre più a E, SE, strambo e arrivo al capo della vita; sono ridossato, arrotolo il fiocco e accendo il motore, ma dopo poco il vento ricompare da SW, esce dalla rada di Portoferraio. Fuori il fiocco e avanti di bolina, uno spettacolo, ma dura poco. Avanzo a motore fino all’Enfola, ma poi il golfo di Procchio mi regala un robusto vento da sud ( il vento si incanala con effetto venturi), che mi porta fino all’ingresso del porto di Marciana.

Alle 16,30 circa entro in porto: sfilo il pontile del circolo nautico, vado in fondo: posto ce n’è quanto ne voglio, ma bisogna dare fondo, e , da solo, non so come fare (nota, studiare fattibilità telecomando salpancore). Potrei tentare di calare àncora e un mucchietto di catena, e poi dare retro col motore, ma l’idea non mi piace molto. Sto decidendo se arrendermi a andare al circolo, o tornare a portoferraio e fermarmi in rada, quando due grossi gommoni dei “sub” lasciano l’ormeggio liberando un lungo spazio in banchina. Parabordi e cime sono già pronti, accosto all’inglese e salto a terra con le cime in mano: è fatta!


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Il porto, era questo il mio sogno, arrivare, da solo, in un porto. Non ho detto un marina, ho detto un porto, razza in via d’estinzione, con le sua banchine alte di cemento, i suoi odori e i suoi rumori, la sua atmosfera d’altri tempi che ormai non si trova più negli asettici marina con case/vacanza galleggianti. Ho fatto solo 20 miglia, ma mi sembra un viaggio!

Chiudo la barca e faccio quattro passi in paese: che atmosfera, la frenesia dell’estate è passata, tutti sono calmi e gentili, il suono delle campane si diffonde nelle stradine non più affollate….

Alla sera sulle barche dei tedeschi si suona la chitarra, chissà cosa cantano (Lucien Battisten… ), ma penso, che fine hanno fatto le chitarre sulle nostre barche, è un pezzo che non ne vedo più …!




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La mattina dopo il cielo non è dei migliori



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Alle 9,30 lascio l’ormeggio , lo scirocco sale e mi accompagnerà per tutta la traversata di ritorno. Oltre capo della vita vedo il mare scuro e qualche ochetta: mi preparo, la barca prende vento e si inclina, prendo una mano di terzaroli. Non era strettamente necessario, ma ero solo, la prudenza non guasta, e poi, con una mano e fiocco olimpico vado a sei nodi e mezzo (gps) di bolina larga, mentre l’hanse passa le ondine con notevole agilità. Non c’è bisogno di stringere troppo al vento, so che verso Scarlino mi darà buono, per l’effetto “ventaglio”.

Un ferro da stiro (merce rara in questa stagione) mi passa di prua: penso, andrà a punta ala; e invece no! La sua rotta descrive un arco e riprende verso sud: vallo a capire, ma ci prova gusto?



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Ormai sono ridossato da punta ala, il mare si appiattisce, tolgo la mano di terzaroli e procedo al quasi/traverso fino all’ingresso del porto. Chiamo la torre, sono solo, se qualcuno mi passa le cime, grazie….

Alle 14,30 sono in banchina, faccio in tempo a chiudere la barca e partire per milano: un mio amico , di ritorno dalla barcolana, mi ha invitato a cena, e mi interessa il suo racconto.

Mi sono tolto una bella soddisfazione: non un’uscita, non un trasferimento, ma una vera piccolissima crociera in solitario. E’ stato bello, ma in buona compagnia è un’altra cosa .

Beh, ci si vede stasera a cena!!!!!!




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