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inviato da Williwaw


La Nostra Tre Golfi


L’idea è venuta maturando gradualmente: partecipare ad una grande regata d’altura di respiro internazionale, ovviamente senza ambizioni. Il fascino della Tre Golfi è indiscusso: partenza in notturna, sotto le fotoelettriche di Castel dell’Ovo, dopo il ricevimento formale e la festa nei locali del Circolo Italia, e poi 120 miglia di mare, affrontando tutte le condizioni possibili.
Del nostro Circolo ( il Circolo Nautico Caposele, che ha sede nello splendido porticciolo romano-borbonico posto nel Golfo di Gaeta), ben quattro imbarcazioni, hanno aderito alla sfida, con spirito ed ambizioni molto differenti.
La nostra barca, un Elan 340 di due anni di età, è una buona barca, ma attrezzata per la crociera, con vele in dacron, rollafiocco, salpancora e quant’altro, ma ciò non ci ha fermato, visto il nostro obiettivo, che era quello di portare a termine il percorso.
Così è stato raccolto l’equipaggio, cinque persone abbastanza affiatate (mio figlio Isidoro, 19 anni, grande prodiere, Francesco, il nostro super-uomo spi, Gilberto, fortissimo timoniere, Gabriele, entusiasta neofita), ed è stata effettuata l’iscrizione.
Venerdì 23 maggio è avvenuto il trasferimento a Napoli, senza particolari problemi, e si è concluso con l’ormeggio nell’affollato ma suggestivo porticciolo di Santa Lucia, nel borgo marinaro di Napoli: emozionante trovarsi ancorati insieme ai grandi Maxi, come Edimetra, Atalanta, My Song, e chi più ne ha più ne metta.
Al mattino successivo è stata regolarizzata l’iscrizione e sono venuti a bordo per l’installazione del transponder che controlla la posizione della barca ed il funzionamento del motore.
Nel pomeriggio è arrivato il resto dell’equipaggio, che, preso contatto con l’imbarcazione, si è preparato per il ricevimento. Era stato richiesto a tutti, da parte mia, abbigliamento formale, e pertanto quando siamo montati sui gommoni navetta, con giacche blu e cravatte del Circolo, l’effetto è stato notevole sugli equipaggi delle altre barche (in effetti la nostra barca si chiama Oceanica, nome derivato dalla categoria di navigazione riportata sul certificato, e ciò, visto l’ormeggio un po’ in disparte, ci ha dato un certo aplomb e molti avranno pensato trattarsi di chissà che imbarcazione!).
Al ricevimento, spettacoloso, partecipavano più di mille persone, e ci siamo trovati, un po’ emozionati, in mezzo a velisti del calibro di Pelaschier, De Angelis, DAlì (Alfa Romeo di Crichton imbarcava tre quarti dell’equipaggio di Alinghi!).
Alle 11 e mezzo tutti in barca, si salpa, nella confusione derivante dalle 100 barche impegnate a raggiungere la linea di partenza, sotto l’abbagliante luce delle fotoelettriche.
Soffia un leggero levante, e si parte sotto spi, nella bagarre generale, fra incroci e botti. Ci va benino e ci dirigiamo, nel vento calante, verso Procida.
A questo punto la maggior parte della flotta decide di costeggiare la costa meridionale di Ischia, in direzione di Ventotene. Io seguo l’istinto e decido di passare del canale di Procida, dirigendomi a Nord lungo la costa campana. L’intuizione è buona: mentre tutti restano immobili, pian pianino una lieve brezza di terra si alza e ci sospinge lungo la costa Nord di Procida ed Ischia, sotto spi, al prezzo di continue strambate.
La mattina ci trova fra Ischia e Ventotene, nel gruppo dei primi. Giriamo l’isola alle 10 prendendo un buon vento di sud-est, che di bolina stretta ci sospinge nuovamente verso il golfo di Napoli.
La radio ci fa capire che i nostri inseguitori vanno impantanandosi sotto Ventotene. Pensando perciò che il vento vada nuovamente a calare, decidiamo di fare bordi di due miglia, al fine di dirigerci lungo la rotta più breve possibile verso Capri. Infatti intorno alle 19 ci troveremo immobili su un mare d’olio, a circa 13 miglia da Capri, ma coloro che hanno tirato il bordo lungo al largo, si troveranno a quell’ora molto al largo. Anche la più grande delle barche del circolo è costretta al ritiro in questa fase.
Nel frattempo si riposa un po’ e si mangia qualcosa, ma si verifica un incidente che influirà non poco sulla nostra regata: il GPS cartografico va prima in tilt e quindi muore completamente .
Dobbiamo ancora percorrere circa 40 miglia, di notte e sotto costa, con navigazione stimata ed il solo GPS di emergenza, non cartografico.
Il vento monta rapidamente e quando riprendiamo a correre ci troviamo a percorrere lo stretto canale fra Capri e Punta Campanella, con 25-30 nodi di vento sul naso.
Siamo stanchissimi, la seconda notte è già a metà e la ricerca di un passaggio sicuro e della nostra boa, l’isoletta di Li Galli, sono imperativi. Riusciamo ad accostare una barca che bordeggia vicino a noi, che per un bel po’ pensa che ci stiamo ingaggiando con loro, sino ad essere a portata di voce, e chiediamo loro di farci strada per sboccare nel golfo di Salerno evitando scogli e pericoli. Si tratta di una gemella, un Elan 340 napoletano, e ci rispondono cordialmente.
A questo punto, dopo essermi addormentato al timone per un po’ di volte, capisco che è il momento di passare la mano per un po’ e mi butto in quel frullatore che è la cabina di poppa.
Alle cinque del mattino, quando esco dal coma ed esco dal tambuccio, la scena è totalmente mutata, siamo in una livida alba, su un mare quasi piatto ed in calma di vento, con mio figlio Isidoro che smadonna non riuscendo a trovare l’isoletta. Fatto un rapido punto scopriamo di essere due miglia fuori rotta. Molte barche ci passano in questa fase.
Alla fine, molto depressi e prossimi a cedere, decidiamo di proseguire tranquilli ed issato lo spi, procediamo a due nodi sino a girare finalmente Li Galli.
Il vento è appena percettibile come piccole chiazze sull’acqua e ancora una volta decidiamo di tenerci sottocosta. Ci va bene perché troviamo un refolo che ci porta sino a Punta Campanella.
L’atmosfera è depressa, siamo convinti di avere pregiudicato la regata, quando vediamo provenire da ovest e di bolina una barca che riconosciamo: è la più forte delle barche del nostro Circolo, considerata imbattibile: deve ancora percorrere 5 miglia per passare i Galli e quindi è dieci miglia dietro di noi. E’ un tripudio: torna l’energia, e con essa un bel vento di sud est, che ci fa percorrere in un lampo la costa meridionale di Capri sotto spi, con planate ad 8-9 nodi.
Ormai non ci ferma più nessuno, siamo vicini al traguardo! Eppure l’arrivo, dopo tanta piatta, si fa di nuovo con ventone ed un paio di barche in lontananza straorzano con le crocette in acqua.
Alla fine è fatta, alle 10 e 16 del lunedì mattina passiamo la linea di arrivo ed entriamo nel porto di Capri, dopo 34 ore e 16 minuti.
Abbiamo vinto la nostra regata, siamo riusciti, nonostante tutto, a completarla, e questo è quello che conta, nonostante la stanchezza, il GPS rotto e l’assetto che più da crociera non si può.
Quando poi controlleremo la classifica IRC scopriremo di essere i primi del nostro Circolo e primi fra gli Elan 340, sedicesimi overall, a ridosso dei grandi.
Oltre la metà della flotta è stata costretta al ritiro o è fuori tempo massimo.
Possiamo finalmente tirare fuori dal frigo il nostro champagne ghiacciato, conservato religiosamente a scopo scaramantico!




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