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PESCA -
TRAINA SOTTO
COSTA: DI TUTTO UN PO'
Prepariamoci a
Trainare... Le Basi Generali
Cercare di
ricavare delle linee generali di comportamento per il vasto
campo della traina costiera vuol dire affrontare un
argomento molto... "spinoso"! Come sempre, in ambito pesca,
ognuno ha le proprie convinzioni ed abitudini, che per certi
versi, anche se opposte, hanno motivo di essere in base
all'esperienza e preparazione tecnica di ognuno di noi.
Quindi anche in questo caso vorrei esporre solo dei punti da
cui partire, sottolineando perchè il sottoscritto ha fatto
determinate scelte in ambito esche e terminali etc. Ogni
pescatore poi deve obbligatoriamente elaborare la
propria esperienza, adattandola ai propri luoghi e periodi
di pesca.
Queste note poi,
come al solito, potranno sembrare noiose, inutilmente
prolisse e ripetitive a chi ha già esperienza, ma l'intento
è quello di fornir il maggior numero di spunti di
riflessione a chi inizia. Per quello ho cercato di
affrontare molti, forse troppi aspetti, in maniera anche
disorganica, ma che dovrebbero alla fine aiutare a creare le
basi della pesca a traina costiera. Non ho ovviamente
approfondito il discorso canne e mulinelli, rimandando
all'apposita paginetta che parla di traina veloce e quindi
attrezzi più robusti, ma basta utilizzare libbraggi
inferiori e mantenere le considerazioni generali li esposte
(cfr.: articolo
attrezzatura).
Sarebbe bello
sapere di aver aiutato qualche AdV, che non ha mai pescato,
a prender il suo primo pesce, poi cucinato e gustato sulla
propria amata barca... ;-)
Trainare
sotto costa: le prede e i periodi
Le prede della traina leggera
Ma in generale,
quali sono le prede della traina costiera? Vediamo di
conoscere subito un pò almeno quelle che solitamente
son più frequenti:
Le occhiate
(Oblada melanura) sono forse i primi pesci con cui il
novello trainista viene a contatto. Impossibile non
riconoscerle, per la loro caratteristica macchia nera alla
base della coda, con piccola orlatura bianca. Vivono in
branchi anche molto fitti, quindi quando se ne prende una
conviene sempre ritornare sul luogo della prima cattura, ma
è bene anche non insistere troppo: una volta procurato il
pranzo o la cena è inutile ed irrispettoso insistere con le
catture. Raggiungono qualche etto di peso, in generale
prender un pesce "da porzione" è già una gran soddisfazione
visto che l'occhiata ha una difesa vivacissima e con
attrezzatura leggera la sua cattura sarà molto divertente. A
traina si insidiano solitamente a galla, con piumette
sottili e piccoli cucchiaini leggeri, montati su terminali
di diametro 0.20 mm, lenze in bobina di 0.30-0.35 mm e
cannette e mulinelli leggeri e sensibili. Velocità di traina
attorno i 2-3 nodi. A chi adora il sushi, suggerisco di
provare i bianchi filetti di un'occhiata appena pescata (e
se il posto permette, lavata solo in acqua di mare...),
conditi con pochissimo limone ed olio, una spuzzatina di
vino bianco sapido, presina di sale e pepe bianco... ;-)

Dopo le occhiate, tra i pesci maggiormente
insidiati nella traina costiera, ci sono i sugherelli o
soralli (Trachurus trachurus), pesci del peso di
qualche etto (superano raramente il kg), che vivono a
diverse profondità, dalla superficie fino a 100 mt di fondo.
Solitamente d'estate si insidiano a galla, usando
attrezzatura leggera come per le occhiate, con piccoli
cucchiaini, piumette, cucchiaini piumati o anche i Raglou, i
pesciolini francesi in silicone, nelle misure più piccole.
In alternativa si hanno ottimi risultati usando le stesse
esche montate con robuste lenze a mano ed affondatori
idrodinamici, come i mitici Stim o gli ancor più efficienti
Kristal Fishing squid catcher. Misura minima di legge, per
le normative attuali (2008), 15 cm.

Negli stessi luoghi frequentati da occhiate e
soralli, con la stessa attrezzatura e le stesse esche,
elettivamente piumette o cucchiaini, potremmo provare a
catturare le aguglie (Belone belone), ben
conosciute dai pescatori più smaliziati in quanto sono tra
le migliori esche vive, usate per insidiare ricciole e
dentici nella traina lenta di fondo. Ma le aguglie, col loro
inconfondibile becco allungato irto di dentelli aguzzi, sono
anche ottime nel fritto, alla griglia, o sfilettate per un
bel sugo di pesce... Non spaventatevi, quando dopo la
cottura, troverete le numerose lische color verde marziano,
è tutto normale! ;-)

Trainando artificiali molto vicino al fondo
capiterà invece prima o poi di agganciare qualche tracina
(Trachinus sp.) Le specie di tracine sono diverse,
tutte però accomunate dall'avere le spine della prima pinna
dorsale e gli apici degli opercoli, dotati di un
dolorosissimo veleno. Attenzione quindi a maneggiarle con
cautela, usando un robusto straccio per impugnarle, o meglio
imparando a slamarle senza toccarle, prendendo l'amo o
l'ancoretta con una pinza a becchi lunghi e sottili. Mi
raccomando, se il pesce è piccolo ed intendete liberarlo,
bagnate prima il panno per non danneggiare il pesce. Se
invece la tracina fosse di buone dimensioni, ricordate che
ha carni squisite, bianche, delicate e raffinate!

Le prede della traina medio-leggera
Trainando con canne e lenze appena più
robuste (8-12, fino a 20 lbs), e montando esche simili a
quelle usate per i tonni (ma + piccole), sempre stando sotto
costa, le prede più frequenti sono con ogni probabilità i
boniti o tombarelli (Auxis thazard). Il bonito è
una specie di tonnetto molto simile all'alletterato (cfr.:
articolo
sulla traina veloce), ma di dimensioni più piccole,
raramente oltre i 2 kg. Bisogna imparare a distinguerlo dai
piccoli esemplaridi tonno rosso (Thunnus thynnus),
visto che mentre il bonito non ha una misura minima, se non
i generici 7 cm per le specie non particolarmente tutelate,
il tonno rosso ha una misura minima di 30 kg o 115 cm, al di
sotto dei quali va liberato, pena multe severissime!
Fortunatamente però il bonito si riconosce facilmente: come
l'alletterato presenta sempre le vermicolature blu sul dorso
e ha le squame solo sul triangolo anteriore del corpo (il
cosiddetto corsaletto), dietro la testa. Il tonno vero e
proprio ha invece dorso scuro uniforme e squame su tutto il
corpo. La tecnica di pesca però è simile a quella del tonno,
una traina abbastanza veloce (3.5-5 nodi) con artificiali,
ovviamente con esche ed attrezzatura molto più leggere:
canne da 6-8-12 lbs, lenza in bobina di diametro 0.30 max
0.40 e terminali dallo 0.25 allo 0.35. Per esche piume,
testine piumate, jigs, jet, Raglou in silicone o pesci finti
dal profilo molto affusolato. I rapala, robusti e massicci,
non sono infatti molto graditi dai boniti.

Un'altra preda classica della traina costiera
è lo sgombro (Scomber scombrus), un'icona del
pesce azzurro con le sue ombreggiature scure sul dorso. Si
pesca con piumette e cucchiaini, sia a galla che più a
fondo, con gli affondatori in plastica idrodinamici tipi
Stim. Le sue carni tenere e saporite son ben conosciute...
;-) Simile è lo sgombro lanzardo, detto anche
cavallo o cavalla (Scomber japonicus colias),
che si distingue per avere le vermicolature che sfumano in
puntini, sia sul dorso che sui fianchi, oltre che per gli
occhi, molto + grandi in proprorzione, rispetto allo sgombro
comune. Raggiunge inoltre dimensioni maggiori, potendo
superare anche i 2 kg! Non è un pesce velocissimo, ma su
canne leggere risulta comunque divertende, per la sua forza
"bovina" che oppone al recupero, proprio quando intravede la
barca. Ha carne + forte di sapore e meno pregiata rispetto
allo sgombro. Si pesca coi metodi e le attrezzature dei
boniti, in traina a 3-5 nodi, con artificiali. In
alternativa, se non c'è attività in superficie, si può
provare con le solite lenze a mano ed affondatori
idrodinamici.

A destra uno sgombro comune, a sinistra un
lanzardo
Le palamite
(Sarda sarda) sono forse i pesci che ci daranno le
maggiori soddisfazioni e ci permetteranno di ampliare
maggiormente il periodo di traina, potendole insidiare
praticamente tutto l'anno. Sono pesci molto combattivi, che
vivono e cacciano a diverse profondità, a seconda dei
periodi dell'anno e dei momenti della giornata. Peso medio
di 1-2 kg, massimo raramente oltre i 6-7. Misura minima di
legge 25 cm. Sono erroneamente considerate dei tonnetti, ma
son molto più affini agli sgombri: si riconoscono
immediatamente tra le diverse specie di "tonnetti" per i
denti robusti ed aguzzi (al contrario dei tonni)- tra
l'altro pericolosi per i nostri terminali - e le righe
diagonali presenti sui fianchi verde-bluastri. Una volta nel
piatto poi presentano carni tenere e bianche, ottime per la
griglia!!! Si pescano in diversi modi, dal drifting con le
sarde, alla traina lenta con esca anturale, ma nel nostro
caso potremo provare, a seconda dei periodi, in autunno,
inverno e primavera con la traina a fondo, 3-3.5 nodi,
almeno 300 gr di piombo e rapala oppure in primavera, estate
ed autunno a galla, sempre con rapala, piume o Raglou di
buona dimensione, dai 7 ai 12 cm. Canne da 8-12 lbs, lenza
il bobina di diametro 0.35-0.40 mm, terminali dello 0.35. Si
potrebbero usare anche terminali + robusti, per assicurarsi
da quei denti tremendi, ma specie le piume ed i raglou,
esche molto leggere, lavorerebbero male e diminuirebbero
parecchio le abboccate.

Il barracuda mediterraneo (Sphyraena
viridensis/sphyraena) è poco conosciuto ma in certe
località, complice l'innalzamento della temperatura media
dei nostri mari, sta diventando sempre + abbondante. Simile
al ben più conosciuto barracuda tropicale, ha colore bruno e
denti meno fitti, ma comunque pericolisi per i nostri
terminali. Peso medio di 1-2 kg, ma capitano sempre più
spesso esemplati oltre i 4-5 kg. Capita di allamarlo quando
si cercano le palamite trainando con lenze piombate e minnow
che solitamente evitano il contatto coi denti. Non è un gran
combattente, ma in compenso ha carni bianche delicate e
molto buone, indicate per il sushi.

Pescando i boniti
e le palamite, in estate/autunno, potremmo imbatterci anche
sottocosta nelle lampughe (Coriphaena
hippurus) che con le acque
all'apice della temperatura si avvicinano ai bassifondi.
Anche la lampuga è un pesce sempre più comune, favorito
denna sua diffusione dal riscaldamento delle acque. Peso
medio sotto costa, di qualche etto/1 kg, ma capitano sempre
più di frequente esemplari di qualche kg.
 
A destra, lampuga maschio con la tipica
fronte verticale, a sinistra una femmina
La spigola, o branzino (Dicentrarchus
labrax), conosciuta anche come lupo, ragno, luvasso, è
invece un pesce che raramente capita di pescare per caso, a
volte quando si traina con lenze piombate cercando le
palamite, ma solitamente va insidiato in maniera specifica e
metodica. Caccia infatti seguendo le varie fasi di marea, in
luoghi ben precisi, che bisogna conoscere molto bene. In
ogni caso, l'esca elettiva nella traina sono i rapala,
specie quelli in livrea grigio/nera o meglio le imitazioni
(quasi perfette) della squamatura del cefalo. Micidiale il
rapala magnum galleggiante, da 9-11 cm, codice colore SH!
Attrezzatura leggera e frizione tarata morbida, visto che è
un pesce che pur combattendo poco, si slama molto
facilmente. Inutile commentare la bontà di un branzino
appena pescato...

Anche il dentice (Dentex dentex)
normalmente non è un pesce che capita per caso, dal momento
in cui vive quasi sempre a strettissimo contatto col fondo e
bisognerebbe impegnarsi a trainare sfiorando gli scogli e la
posidonia delle secche, su 20/30 mt di fondo, per poterlo
catturare in maniera metodica... Ma certe volte, specie in
primavera e in autunno, capita che si allontani di qualche
mt dal fondo ed abbocchi a rapala anche grossi e vistosi
(probabilmente attaccati per istinto territoriale), trainati
a mezz'acqua. E' comunque un caso, ma è già successo! In
quel caso, accendere subito il forno della barca e preparare
olio, prezzemolo, vino bianco e pepe. Se avrete poi anche un
pizzico di timo limonino e 2 patate, vi aspetta una cena da
far invidia al miglior ristorante! ;-) :-D

Quando
vale la pena di trainare?
La traina
costiera è una tecnica che erroneamente si ritiente adatta
alla primavera, estate e soprattutto autunno. Dico
erroneamente perchè da una parte è vero che in generale,
sottocosta, il pesce entra in maggior attività di superficie
con acqua calda, mentre in inverno tende a stare in
profondità e spesso più al largo. Dall'altra però basta
variare un poco la tecnica per potrer provare a pescare
anche in inverno con discrete probabilità di prender
qualcosa.
Quindi, come
linee guida assolutamente generali e pronte ad esser
smentite dai fatti, in inverno, con acqua fredda,
cercheremo i pesci proprio dove loro si son spostati:
più al largo e più in profondità, dove trovano
temperature e condizioni più stabili.
Ed infatti per
tradizione è questo il periodo in cui per cercar le palamite
si affondano le lenze e ci si sposta su secche di almeno
20-40 mt di profondità. Anche i dentici, che in estate
trovavamo sui 15-20mt, se ne stanno in agguato oltre i 30-40
mt. Non per niente, l'inverno è considerato il periodo d'oro
della tecnica del monel, la lenza metallica autoaffondante
per eccellenza.
In primavera,
continuando a cercare le nostre prede in profondità si
potranno fare i primi tentativi in superficie. E' questa
infatti la stagione migliore per la traina a galla alle
occhiate. Ma anche le palamite cominciano a far incursioni
sempre più frequenti in superficie.
Con l'estate
si popolano definitivamente le
secche più basse ed accostano molto anche i fitti banchi
di piccoli pesci foraggio, seguiti a ruota dai predatori. E'
però un periodo che spesso vede il pesce apatico e
disturbato dal caos nautico estivo: pesci presenti quindi,
ma a volte poco interessati alle nostre esche.
L'autunno è
invece forse la stagione clou della pesca a traina e
questo vale sia sotto costa che in altura, dove però
la situazione rimane un pò più costante nell'arco
dell'annno. E' infatti il periodo in cui si avvista il
maggior numero di mangianze, cioè di predatori in
caccia attiva. Si può trainare indifferentemente a galla, se
c'è attività eclatante di superficie (schizzi, sguazzi,
gabbiani che si tuffano per catturare la minutaglia spinta a
galla dai predatori) oppure, in mancanza di segnali,
piombando un pò le nostre lenze.
A proposito, un
suggerimento su come comportarsi in caso di avvistamento di
predatori in caccia:
La
mangianza di superficie, il momento magico...
Mentre stiamo
trainando, avvistiamo poco avanti a noi 3 o 4 gabbiani che
roteano in cielo nervosi e poi, fulminei, si gettano in
acqua. Aguzzando la vista, proprio in quel punto, notiamo
che la superficie del mare è + increspata, ribolle. Anzi,
ogni tanto sembra di vedere quanche bagliore argenteo sotto
il pelo dell'acqua.
Si, è proprio
così e a un certo punto vediamo un bel branco di acciughette
schizzare all'unisono fuori dall'acqua terrorizzate!
Una volta, poi
una seconda, poi un'altra ancora, finché, in mezzo alle
acciughe, non si vede saltar fuori dall'acqua un grosso
pesce.
Saranno con
molta probabilità palamite, o grossi boniti...
A questo punto
abbiamo un'ottima occasione, un jolly da giocarci al meglio:
i predatori sono in caccia, affamati e nervosi. E' il nostro
momento! Se abbiamo visto che i pescetti inseguiti sono
piccole e sottili acciughe, mentre dirigiamo su quel punto,
conviene cambiare le esche, filando in acqua piumette
sottili, pesci finti stretti ed allungati, esili Raglou in
silicone. Se invece dovessimo vedere sardelle o pescetti +
consisteti potranno andar bene anche i rapala magnum, +
robusti e "sostanziosi".
Nel frattempo
saremo arrivati proprio nel punto dove la minutaglia sta
schizzando fuori dall'acqua terrorizzata, inseguita dai
predatori.
E' questo il
momento in cui dobbiamo assolutamente evitare l'errore di
tutti i principianti, quello di passare DIRETTAMENTE in
mezzo alla mangianza! In questo modo si corre il rischio
di disturbare e spaventare sia le prede che, soprattutto, i
predatori, facendo finire la festa sul più bello!
Al contrario di
ciò che ci farebbe fare l'istinto quindi, dobbiamo puntare
la mangianza fin quasi all'ultimo, per poi evitarla ed
accostare leggermente da un lato, quello dove avremo la
canna filata + corta e con maggior piombo. Fatto questo,
quando la barca avrà passato la mangianza ma prima che le
esche dietro di noi l'avranno raggiunta, ritorniamo sulla
rotta originaria. La barca avrà in pratica evitato
"l'ostacolo", le esche invece ci passeranno perfettamente in
mezzo!!! ;-)
Purtroppo molte
volte, capiterà anche di vedere pesci saltare ovunque, senza
riuscire a prender nulla... le alternative sono
poche:
-
provare a
cambiare esche, forme,
dimensioni e colori, per stimolare l'attacco dei
predatori;
-
allontanarsi un pò dalla mangianza attiva.
Li i pesci potrebbero esser già sazi di prede vive e
guizzanti e quindi non prestano attenzione ai nostri
artificiali. Spostandoci ai margini, di qualche decina
di metri, ma rimanendo nei pressi, potremmo trovare
qualche predatore attirato nei paraggi da tutto quel
trambusto subacqueo, ma che non ha ancora partecipato al
banchetto...
Le
esche: come, dove, quando
Questo è un
punto particolarmente difficile. Si, perchè la scelta di
un'esca è il momento topico della battuta di pesca. Da
ciò dipenderà la maggior parte delle nostre chances di
successo. Troppi pescatori dicono tuttora che "quando il
pesce ha fame, mangia tutto", questo non è proprio
vero... Nella stragrande maggioranza dei casi, sbagliar
esca, vorrà dire non prender nulla. Certo, anche con l'esca
buona, bisongerà utilizzare il terminale giusto, la tecnica
corretta, trainare nei luoghi migliori, ma è l'esca il punto
di partenza.
O meglio, prima
di tutto dovremo sapere o quanto meno immaginare, quali
pesci insidiare e in base a ciò scegliere esche, treminali
ed assetto di traina.
Vediamo allora
di riassumere qualche linea generale di scelta, partendo
però da una domanda che dobbiamo porci con le relative
cosiderazioni: perchè un pesce attacca un'esca?
Risposta immediata, per fame, per istinto predatorio!!! Si,
vero, ma non sempre... Come si potrebbero allora spiegare le
tracine che attaccano pesci finti, rapala, di dimensioni
quasi più grosse di loro? O le ricciole che in certi casi
trascurano golose esche vive, trianate al minimo, per poi
aventarsi violentemente su artificiali che nulla hanno a che
vedere con un pesce? Quindi a questo punto le risposte sono
due e ci porteranno a 2 scelte diametralmente opposte:
-
per fame,
quindi per predazione - in
questo caso dovremo assolutamente scegliere esche che
imitino al meglio, per forma, movimento, dimensioni e
colore, i pesci foraggio presenti in quel luogo ed in
quel momento, che costituiscono la mangianza per i
predatori. Imitare le prede, per catturare i predatori,
quindi;
-
per pura
aggressività, istinto territoriale
- pensiamo ad un predatore che vuole avere il controllo
del "suo" territorio, dello spazio di caccia. E se il
predatore è in branco (tonni, lampughe, palamite), al
territorialismo si somma anche la componente
competitiva. Una cosa del tipo: non ho proprio fame,
ma preferisco aggredirlo io quel "coso colorato là",
devo dimostrare di esser io il capo qua dentro!
Ovvio che in questo caso le esche che daranno maggiori
risutlati potranno anche aver colori e forme irreali,
dimensioni notevoli, movimenti goffi o molto accentuati.

Qui sopra vediamo due esempi di esche con
comportamento diametralmente opposto: a sinistra la
serie delle fantastiche esche Raglou francesi. Sono
pesciolini in silicone, di lunghezza dai 5.5 ai 16 cm,
disponibili in diversi colori. Nuotano in maniera composta e
regolare, simulando davvero alla perfezione (nei colori
grigio ed azzuro...) un pesciolino in fuga.
A destra invece
l'ormai leggendario Rapala Magnum RH (red head, testa
rossa), affondante. Il colore non ha nessun corrispettivo in
natura, la paletta metallica gli conferisce un nuoto molto
ampio, vibrante, con scatti nervosi, quasi eccessivi,
innaturali... eppure a volte riesce a far abboccare per pura
aggressività, anche pesci che solitamente non attaccano gli
artificiali, come le ricciole di buon peso.
Questi due
aspetti dovrebbero finalmente chiarire una volta per tutte
la diatriba comune nelle discussioni tra pescatori, quando
si sostiente erroneamente che "il pesce se c'è, mangia
tutto" o all'opposto chi vuole esche ben precise,
dall'aspetto naturale, o chi preferisce esche grosse,
appariscenti, di impatto. Hanno ragione un pò tutti e un pò
nessuno, solo bisognerebbe sapere che con diversi pesci, in
momenti diversi, si dovrebbero sperimentare soluzioni
diverse.
Il problema è
proprio capire, o immaginare, quando puntare su una o
sull'altra strategia. E qui, di regole certe, non ce ne sono
quasi. Serve sperimentare di volta in volta. Posso solo
provare a raccontare come mi comporto io in alcuni casi, per
diverse tecniche e nei diversi periodi dell'anno. Sottolineo
per bene, che tali considerazioni generali, sono applicabili
alla zona dell'estremo ponente ligure e anche in questo
caso, pronte per esser smentite da nuovi fatti e situazioni.
Ma prima di
riprendere il discorso sulle varie scelte a seconda dei
luogi e dei periodi, vediamo di approfondire un attimo una
tecnica particolare...
Gli
affondatori idrodinamici, una tecnica a se stante
Vediamo come
preparare un paio di lenze a mano, da tener sempre pronte
nel gavone, per provare a pescare sugherelli, occhiate,
sgombri etc. quando, durante la bella stagione, stiamo
navigando vicino a qualche bella costa rocciosa, ad un capo
o sopra una secca, con fondali dai 10 ai 20 mt. Non è una
tecnica molto sportiva (servono nylon robusti, il pesce si
recupera a mano e a forza...), ma è efficace e divertente.
La chiave del
successo in questa tecnica è l'affondatore idrodinamico, un
marchingegno leggero, di plastica, che affonda solo in virtù
della trazione che esercita una volta trainato in acqua.
Riesce a portare l'esca anche ben sotto i 10 mt, senza dover
aggiungere pesanti piombi sulla lenza.
Ma la
caratteristica migliore di un buon affondatore idrodinamico,
al di la della capacità di affondare, è quella di tornare
immediatamente in superficie, segnalandoci la presa, appena
un pesce abbocca! Questo perchè il pesce facendo
trazione dalla parte opposta a quella della lenza trainante,
fa cambiare l'assetto dell'affondatore che così plana veloce
in superficie.
Dopo aver
sperimentato un'infinità di modelli, suggerisco di non
sprecar soldi in strani aggeggi sconosciuti, fermandosi solo
su due affondatori degni di fiducia: il primo, il più
semplice da usare ed il più pratico è il mitico
Stim, rigorosamente ORIGINALE. Attenzione, in giro ci
sono numerosissime imitazioni, molto simili per forma, ma
senza lo stesso magico bilanciamento di pesi e linee.
Inutile dire che qualche negoziante cercherà di vendervi
quello che ha, garantendo che funziona lo stesso... io ho
imparato a diffidare, tanto lo Stim originale, non costa
molto + degli altri, preferisco non rischiare di buttar via
soldi. Ad esempio, le imitazioni, per quanto sembrino
identiche, ho constatato che in traina lasciano la lenza
molto + obliqua, affondando un 50% in meno, vibrano e si
spostano molto lateralmente, in maniera scomposta,
rischiando di imbrogliarele lenze...
Ma torniamo allo
Stim: in pratica si tratta di uno scarponcino di plastica
che viene trattenuto dalla lenza sulla parte superiore. In
coda invece, sempre con un grosso moschettone e girella, si
fissa il tratto di lenza che porta il terminale e l'esca.
L'attacco superiore presenta 2 fori per variare
l'inclinazione nell'acqua e quindi la profondità massima
raggiunta, sul retro invece ci sono diversi fori per i 2
lati, si può così imporre all'affondatore una deriva
laterale, utile se si calano 2 lenze, per mantenerle ben
separate. L'affondatore devia dal lato opposto a quello a
cui si fissa la lenza terminale.
Il pregio dello
Stim sta nella sua estrema semplicità e robustezza,
di contro affonda poco, non riuscendo a raggiungere i
10 mt. Inoltre necessita di una traina molto lenta:
se si superano i 2.5 nodi l'affondamento diminuisce
rapidamente e diventa scarsissimo. In più non regge la
trazione di esche che creano molto attrito, tipo i
rapala, che lo farebbero salire in superficie: obbligo
quindi di usare piumette e cucchiaini leggeri, selezionando
quindi solo piccole prede.
Il secondo è
l'affondatore Kristal Fishing Squid Catcher, sfrutta
anch'esso l'idrodinamica e può regolare la profondità di
lavoro sempre con diversi fori d'attacco superiori, ma non
lateramente. Ha però una caratteristica peculiare, nata per
facilitare la cattura dei calamari nella traina serale e
notturna: il tratto di lenza finale si aggancia ad un
morsetto posto sul lato inferiore e trattenuto da un
elastico. All'abboccata di un pesce, l'elastico fa aprire il
morsetto e la lenza terminale passa a scaricare la trazione
sulla pinna superiore, ribaltando l'affondatore e facendolo
salire in superficie. Giocando sulla resistenza
dell'elastico e sul suo posizionamento (ci sono 2 tacche),
si possono utilizzare anche grosse esche dalla forte
trazione, andando ad interessare palamite e pesci notevoli!
Pregi:
affondamento notevole (può
superare anche i 12 mt di profondità!), capacità di
reggere artificiali di buone dimensioni e velocità fino i
3-3.5 nodi. Difetti: crea una trazione notevolissima
sulla lenza, richiedendo nylon molto robusti; se si
sbaglia la scelta dell'elastico e il suo posizionamento, il
pesce agganciato, se piccolo, potrebbe non far ribaltare
l'affondatore e quindi non segnalare l'abboccata.

A sinistra una coppia di Stim, a destra
l'innovativo Kristal Fishing squid catcher
Ma vediamo in
pratica come procedere per preparare le nostre 2 lenze:
dobbiamo avvolgere su un un grosso telaio di sughero o,
meglio su un raccoglitore circolare, una cinquantina di
metri di nylon robusto e morbido (per evitare grovigli) di
diametro 0.80 per lo Stim (non di + o l'attrito non lo
farebbe affondare), diametro almeno 0.90 per il Kristal
Fishing (che crea molta trazione). Leghiamoci in fondo una
grossa girella con moschettone, sovradimensionata. A questo
moschettone si aggancerà la parte superiore
dell'affondatore. Agganciano poi 15-20 m di nylon ai fori
posteriori dell'affondatore. Questo nylon deve essere di
diametro inferiore alla madre, uno 0.40-0.50 mm può andare.
Alla fine, la solita girella e moschettone a cui attaccare
il terminale. In questo caso, trattandosi di una lenza a
mano, senza mulinello e frizione ad aiutarci, dovremo usare
terminali più robusti di quelli che monteremmo invece sulle
canne. Anche per piccoli pesci è meglio non scendere sotto
uno 0.25 e se abbiamo il dubbio di boniti e palamite in
zona, meglio stare su un 0.35-0.40 mm. Il terminale, non
avendo i problemi della canna coi sui guidafilo può anche
esser superiore ai 2 mt.
Vediamo se un
disegno riesce ad esser più chiaro... ;-)

A questo punto
siamo pronti per trainare: si fila l'esca in mare, si cala
con attenzione l'affondatore, magari rallentando al minimo
un attimo la barca, permettendogli di assumere il corretto
assetto, poi si prosegue a 2-3 nodi a seconda del modello di
affondatore, lasciando in acqua circa 20 mt di lenza, non di
più. A questo punto io uso fissare alla lenza, con una bocca
di lupo, un grosso elastico tagliato bello spesso da una
camera d'aria. Questo elastico lo aggancio ad una bitta o al
pulpito di poppa. Servirà ad ammortizzare gli strappi sulla
lenza, senza rompersi. Se dovesse abboccare un pesce,
tipicamente un bel sugherello, vedremo l'angolo della lenza
rispetto alla superficie cambiare rapidamente e puntare a
galla, finchè a poppa comparirà la scia dell'affondatore e
del pesce. Mettiamo motore al minimo, o allaschiamo le vele
x rallentare e recuperiamo la lenza in pozzetto ad ampie
bracciate (serve nylon morbido per non crear ingarbugli!).
Guadino a portata di mano, visto che i sugherelli hanno la
bocca molto fragile ed è facile ferirli e perderli!
Proviamo
a riassumere...
Inverno
E' questa una
stagione in cui di solito si pesca poco o niente. In primis
per le condizioni sfavorevoli: frequenti mareggiate e freddo
disagevole non invitano certo ad uscire a pesca.
Però
l'impressione che i pesci non ci siano e non valga la pena
provare a trainare, come abbiamo già visto, non è del tutto
corretta.
I pesci
ci sono tuttavia per la maggior
parte hanno abbadonato le secche poco profonde,
l'immediato sottocosta e le acque superficiali, che
risultano troppo fredde ma soprattutto soggette a continui
sbalzi di temperatura.
Al contrario,
più al largo e più in profondità, l'acqua prsenta valori di
temperatura più favorevoli e decisamente più stabili.
In ogni caso, è chiaro che d'inverno,
difficilmente troveremo pesci in caccia in superficie!
Altro dato emerso da un minimo di statistica,
in inverno, con acque fredde, molti predatori
preferiscono esche sostanziose. Possiamo immaginare che,
con temperature basse, tendona a selezionare prede che diano
un buon "premio" ai loro sforzi.
E da ciò si può
già trarre un suggerimento di comportamento: in inverno è
meglio trainare piombando molto le lenze o usando il monel
(cfr.: articolo
sull'attrezzatura). In generale i piombi specifici
per la traina con gli artificiali sono a sgancio più o meno
rapido, permettono cioè di esser fissati alla lenza nella
posizione scelta per poi esser staccati mentre si recupera
il pesce. I modelli più usati sono il cavallotto, che si
fissa facendo passare la lenza in appositi fermagli, oppure
il tortiglione. Il primo ha il pregio di poterlo
togliere all'istante, senza interrompere il recupero e
rischiare di perdere così il pesce. Non improbabile però che
si sganci da solo dalla lenza, mentre stiamo trainando...
Per il seconco, boisogna invvece avvolgere numerose spire di
lenza attorno al piombo, fissando poi la stessa coi
"riccioli" di ottone terminali. Non si corre nessun rischio
di perdere il piombo, maper toglierlo bisogna aver un
compagoche ci aiuti, interrompendo il recupero del pesce.
Questa è una fase critica, a maggior ragione non dovremo
assolutamente fermare la barca per non far andare la lenza
in bando!
I piombi,
trainando con gli artificiali, solitamente si fissano a
circa 10-15 mt dall'esca, per poi darne altri 10-15. In
totale, avremo l'esca a 20 - 30 mt dalla barca.

Piombi da traina a sgancio rapido: a
sinistra modello a cavallotto, a destra un tortiglione
Quindi, volendo
provare a pescare in inverno, sotto costa, si potrebbe
partire da una situazione del genere:
-
Dove:
secche almeno oltre i 20 mt, che presentino cadute di
40-60 mt e più, con fondali fangosi attorno, anche oltre
i 100 mt. Sono i luoghi preferiti dai predatori per
svernare.
-
Come:
traina medio-lenta, 2-3 nodi, per permettere alle
esche di affondare. Esche che saranno pesci
finti e rapala di buone dimensioni, dai 10 ai 14
cm. I colori possono variare dall'imitazione del
cefalo e della sardina, ai colori fantasia, testarossa
in primis. Piombi di almeno 3-400 gr a sgancio o
tortiglione, per esser applicati e tolti facilmente
dalla lenza, da fissare a circa 20 mt dall'esca.
Canne da 12-20 lbs, terminali di diametro
0.35-0.45 mm. Insidieremo principalmente le
palamite, ma potrebbe capitare anche la fantomatica
spigola o, se riusciamo ad avvicinarci al fondo,
qualche dentice che ha lasciato le secche basse,
cercando acque + tiepide in profondità. Sempre possibile
l'incontro con le tracine, famelicamente in
agguato nella sabbia, pronte ad attaccare ogni esca che
passi loro a tiro! Attenzione alle loro spine
velenose!!! Eccezzione: la spigola in inverno ha il
momento di maggior attività predatoria proprio sulle
rive. Guardia costiera permettendo, si potrebbe cercarla
radente gli scogli delle dighe dei porti, in pochi mt
d'acqua, con attrezzatura più leggera (6 lbs), piombi da
150-300 gr e terminali più sottili, massimo 0.30 e
rapala che imitano perfettamente i cefali così
abbondanti nei porti. Il tutto rigorosamente a cavallo
dell'alba, meglio se in concomitanza con la marea
montante.
Primavera
Situazione in
parte simile all'inverno: vale la
pena di provare a cercare i dentici sulle secche
medio-profonde con gli artificiali, visto che in questo
periodo, come in autunno, capita che si distacchino di
qualche metro dal fondo. In estate invece saranno intanati
tra gli scogli, irraggiungibili per gli artificiali di una
barca a vela.
In più però,
avremo la possibilità di fare i primi tentativi in
superficie, cercando zone con fondali misti, di roccia
sabbia e posidonia, dai 10 ai 20 mt: cannette leggere da 6-8
lbs, nylon in bobina di diametro 0.30-0.35, terminali
sottili dello 0.20, con piumette sottili, di 5-7 cm o
cucchiaini leggeri (eccezionali ma ormai introvabili i
mitici Lion D'Or!!!), meglio se a superficie martellata.
Traina a galla, senza piombi, velocità 2-3 nodi, in cerca
delle gustosissime occhiate (periodo ottimo!)o dei
primi soralli, detti anche suri, sugheri, sugherelli.
Per i soralli, l'orario migliore è spesso l'alba, per le
occhiate nessuna necessità di levatacce, basta che ci sia un
pò di brezza ad increspare la superficie. Al riguardo, non
so se valga anche in altri mari il buon detto ponentino:
Con il Levante occhiate tante, con il Ponente occhiate
niente... ormai abbondantemente sperimentato!
Estate
La traina,
mediamente, si sbilancia in superficie. Normalmente
le lenze coi pesci finti andranno piombate di meno,
giusto per farle stare sotto la superficie, non servirà
affondarle vicino al fondo. Compariranno le mangianze a
galla, e in questi casi, con gli artificiali,
aumenterà la velocità di traina. Con l'acqua ormai ben
calda potranno farsi vive le lampughe, arriveranno gli
sgombri lanzardi, il sottocosta sarà ben popolato da
aguglie, occhiate e soralli.
Traineremo
attorno alle secche, anche basse (15-20 mt) ma con belle
cadute di fondale. In mancanza di riferimenti, non
trascuriamo però anche le zone più al largo. Vediamo come
potremmo comportarci:
-
Traina a
palamite, boniti, sgombri e lampughe:
tendenzialmente pescheremo a galla, attuando una traina
simile a quella dei tonni, ma con attrezzi più leggeri
(8-12 lbs, al massimo 20 lbs), esche simili ma + piccole
e velocità di 3.5-5 nodi. In particolare sceglieremo
principalmente piume sottili (ottime in caso di vento
fresco!!!), testine piumate, jigs e jet (cfr.:
articolo
sull'attrezzatura), esche lunghe 7-12 cm,
montate su terminali di diametro 0.30-0.35, nylon in
bobina 0.35-0.40. Una canna la potremo montare con un
rapala o un raglou, lunghi sempre 7-12 cm, piombando
però il tutto con 150-200 gr. Se usiamo 3 canne, ne
piomberemo una sola e la metteremo al centro per evitare
intrecci tra le lenze.
-
Traina
sotto costa a galla per occhiate, aguglie e soralli:
cannette leggere, lenza in bobina del 0.30-0.35,
terminali del 0.20-0.30 montati con cucchiaini leggeri a
superifie martellata, piumette o raglou, di lunghezza
5-7 cm. Velocità di 2-3 nodi. Luoghi da esplorare:
esterno delle dighe dei porti, secche sottocosta,
fondali misti di roccia, sabbia e posidonia, coste
rocciose scoscese, capi e promontori con corrente.
-
Traina
sottocosta con lenza a mano ed affondatore idrodinamico:
montatura come abbiamo già visto e velocità a seconda
del modello di affondatore, dai 2 ai 3.5 nodi. Stessi
luoghi appena visti per la trainetta a galla.
Autunno
Poco da dire,
è il periodo magico della traina... le mangianze in
superficie raggiungeranno il massimo della frequenza, i
pesci saranno molto attivi, spesso in caccia ed affamati. E'
la stagione in cui potremo incontrare con maggior frequenza
le fantastiche lampughe, che potranno esser tanto a 100 mt
da riva, quanto a qualche miglio al largo. E' quindi una
stagione estremamente difficile dal punto di vista tecnico,
per assurdo proprio per le diverse e numerosissime
opportunità che offre ma che possono variare completamente
di giorno in giorno. Potremo attuare praticamente
qualsiasi tecnica, leggera o media, a galla o in
profondità. Tutto dipende dall'andamento della stagione e
dalla giornata che affrontiamo. Servirà osservare bene
il mare in cerca di segni di attività ed impostare l'azione
di conseguenza.
Regolette finali
Se fino ad ora ho fatto delle considerazioni
generali, in parte opinabili, mi permetto di chiudere con
qualche regoletta che invece dovrebbe risultare
obiettivamente utile:
-
Usate terminali
corti - mai più di 2 mt ed
in generale, quando avete la girella vicino al cimino,
senza recuperarla oltre, il pesce o l'esca dovrebbe
risultare a pelo d'acqua, pronta per esser guadinata. Se
così non fosse, accorciate il terminale, ma non
recuperate MAI la girella e moschettone oltre il cimino.
Per prima cosa alla lunga rovinereste il passante, che
poi taglierebbe il filo per abrasione, seconda cosa, in
caso di fuga improvvisa o strattone del pesce
sottobordo, la girella potrebbe (e lo farà!) incastrarsi
nel cimino, spaccando lenza o terminale!
-
Accostate
lentamente - in traina,
sia che siate in navigazione a vela che a motore, se
avete più di una lenza in acqua non fate mai virate
brusche! Rischio intreccio immediato ed ingarbuglio
disastroso delle lenze.
-
Lenze pimbate a
corto, lenze a galla filate lunghe
- Sempre per evitare intrecci in traina, dobbiamo
ricordare sempre che le lenze corte (20-40 mt) seguono +
rapidamente la traiettoria delle accostate, rispetto a
quelle filate lunghe (30-50 mt). Allo stesso modo,
quelle piombate, seguiranno meglio e prima rispetto a
quelle a galla. Per evitare impicci sarà quindi logico
tenere le lenze piombate a corto e quelle a galla a
lungo. Con 2 lenze nessun problema, con 3 lenze in
acqua, mettete al centro e corta quella piombata, ai
lati, ben divaricate, quelle a galla.
-
All'abboccata,
accostate lentamente dal lato della canna che ha preso
il pesce - Diminuirete la
fatica del recupero, oltre ad evitare che il pesce in
fuga passi sulle altre lenze non impegnate (da far
recuperare immediatamente a qualcuno dell'equipaggio!).
-
Se abbocca un
pesce, non fermate mai la barca!
- Non bisogna MAI far allentare la lenza, mai farla
andare in bando altrimenti il pesce si slamerà
all'istante. All'abboccata, se siete a motore, mettete
al minimo ma mai in folle, se siete a vela, allascate un
pò le vele per lallentare, ma NON fermatevi! Consiglio
di mantenere un pò di velocità anche mentre si guadina
il pesce, così si diminuirà il rischio di farlo scappare
sotto il timone o la carena. Sarebbe rottura immediata
della lenza.
. o O
o .
I.C.A.B
(In C#lo Alla Balena) a tutti
gli Amici della Vela!!!

Capt. Simon®
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