RUBRICHE - I
CETACEI
a cura
d Capitan Simon
CETACEI DEI
MARI ITALIANI
1 -
Cenni di anatomia e fisiologia
2 -
Classificazione e tassonomia
3 -
Le specie dei mari italiani
Balenottera comune
(Balaenoptera physalus)
Balenottera minore
(Balaenoptera acutorostrata)
Balenottera azzurra
(Balaenoptera musculus)
Capodoglio
(Physeter macrocephalus)
Stenella
striata (Stenella coeruleoalba)
Delfino comune
(Delphinus delphis)
Tursiope
(Tursiops truncatus)
Grampo
(Grampus griseus)
Globicefalo
(Globicephala melas)
Zifio
(Ziphius cavirostris)
4 –
FOTOgrafie distintive delle
diverse specie
5 -
REGOLE DA SEGUIRE IN CASO DI
AVVISTAMENTO
6
-
Classificazione delle specie
minacciate - IUCN 2004
7 -
Il Santuario dei cetacei
1 -
Cenni di anatomia e fisiologia
Il lato più sorprendente nella biologia dei cetacei, è il
loro percorso evolutivo, che ai nostri occhi parrebbe
“inverso”. Contrariamente alla primigenia tendenza della
vita ad abbandonare l’acqua, i cetacei sono infatti
mammiferi che “son tornati al mare”, adattandosi in maniera
mirabile alla vita acquatica.
In generale gli arti anteriori dei cetacei hanno dimensioni
ridotte, sono trasformati in pinne pettorali, con funzione
direzionale, mentre quelli posteriori sono del tutto
scomparsi. Del bacino restano solamente dei rudimenti
pelvici, due piccole ossa pari, inglobate nella massa dei
tessuti addominali. La maggior parte delle specie di Cetacei
presenta una pinna sulla linea dorsale che deriva da una
duplicazione della pelle, priva di impianti ossei, ha
funzione direzionale. La pinna caudale è disposta su un
piano orizzontale e rappresenta l'organo propulsore primario
dei Cetacei. Altamente idrodinamici, in particolare nelle
specie dal nuoto veloce, nuotano con flusso laminare, privo
di vortici.
Il capo risulta direttamente saldato al tronco ed in molti
casi solidale ad esso per mezzo della fusione delle vertebre
cervicali. La struttura del cranio presenta
caratteristiche peculiari rispetto a quello dei Mammiferi
terrestri: le narici, infatti, sono situate all’apice della
testa in modo da consentire il nuoto sinusoidale anche
durante la respirazione (la parte anteriore del corpo resta
infatti immobile). L’apertura boccale è molto ampia, senza
labbra funzionalmente equivalenti a quelle degli altri
Mammiferi.
La pelle è nuda, molto levigata, ed in grado di
ridurre al minimo la creazione di turbolenze durante il
nuoto attraverso la formazione di minuscole creste dermiche
ammortizzanti l’energia sviluppata e l’essudazione di gocce
oleose lubrificanti e ulteriormente riducenti l’attrito
dell’acqua. Tutte le specie di Cetacei presentano uno spesso
pannicolo adiposo che ricopre l’intera superficie corporea,
ad eccezione del capo e delle pinne, che garantisce il
mantenimento della temperatura corporea (omeotermia),
conferisce all’animale un buon galleggiamento e costituisce
una consistente riserva nutritiva soprattutto per gli
individui che compiono lunghe migrazioni.
Gli apparati circolatorio e respiratorio sono
particolarmente adattati alle grandi profondità e alle
lunghe apnee. Il ricambio d'aria nei polmoni, a differenza
dei Mammiferi terrestri, avviene in tempi molto brevi, con
rapidissime inspirazioni ed espirazioni, intervallate da
lunghi periodi di apnea. La frequenza respiratoria è molto
bassa. Contrariamente a quanto si possa pensare, per non
avere scompensi pressori interni, durante le immersioni i
Cetacei non immagazzinano grandi quantità di ossigeno nei
polmoni. Grazie alla presenza di un'elevata concentrazione
di pigmenti respiratori (emoglobina nel sangue e mioglobina
nei muscoli) sono infatti in grado di fissare nei tessuti
circa il 90 % dell'ossigeno inspirato. Oltre i 70 metri di
profondità, infatti, sotto la sollecitazione della pressione
idrostatica, i polmoni e la cassa toracica risultano
compressi, provocando un collasso alveolare che interrompe
lo scambio di gas respiratori tra polmoni e sangue. Il
battito cardiaco risulta rallentato e alcuni distretti
circolatori vengono isolati attraverso meccanismi selettivi
di vasocostrizione, permettendo durante l’immersione, una
più efficace irrorazione degli organi importanti come il
cervello. Infine, un complesso sistema circolatorio di tipo
arterioso (le reti mirabili) presente soprattutto a livello
delle pinne pettorali, dorsale e caudale, ed alla base del
cranio, sembra svolgere una funzione di tipo
termoregolatorio (attraverso un meccanismo di scambio di
calore “controcorrente”) e di risposta all’immersione
(cattura le bolle di azoto eventualmente generate in seguito
alle alte pressioni raggiunte dall’animale).
Anche l’apparato escretore è un’evidente segno del
loro perfetto adattamento all’ambiente marino. La quantità
di urina è particolarmente abbondante ed ipertonica
(concentrata) rispetto al mezzo esterno: ciò consente a
questi Mammiferi di ricavare direttamente dall'ambiente
l'acqua necessaria al loro metabolismo, eliminando l'eccesso
di sali.
Poiché i piccoli dei Cetacei mancano di labbra appropriate
per afferrare il capezzolo, si è evoluto un particolare
meccanismo che rende le madri capaci di eiettare il latte
direttamente nella bocca dei piccoli mediante contrazione
dei muscoli cutanei.
2 -
Classificazione e tassonomia
L’ordine dei cetacei è diviso in due sottordini:
Odontoceti e Misticeti.
Gli Odontoceti, letteralmente cetacei “con i denti”,
cacciano attivamente le loro prede; vi ritroviamo le diverse
specie di delfini, le orche e capodogli. Si cibano
prevalentemente di pesci e cefalopodi e, in relazione alla
specializzazione alimentare, sfruttano differenti nicchie
ecologiche, cacciando sia in acque costiere sia in acque
pelagiche, anche a profondità ben oltre i 1000 m.
I Misticeti, come le balene e le balenottere, sono
cetacei di mole colossale, paradossalmente privi di denti e
dotati di un apparato filtrante, i fanoni, con il quale
setacciano enormi quantità d’acqua per nutrirsi di plancton
e piccoli pesci.
Subordine Mysticeti
Famiglia Balaenopteridae
·
Balenottera comune
·
Balenottera minore
Subordine Odontoceti
Famiglia Physeteridae
·
Capodoglio
Famiglia Delphinidae
·
Stenella mediterranea
·
Delfino comune
·
Tursiope
·
Grampo
·
Globicefalo
Famiglia Ziphiiidae
·
Zifio
3 - Le specie dei mari italiani
Balenottera comune (Balaenoptera
physalus)
lunghezza: intorno ai 24 m, la femmina è più grande del
maschio.
peso: circa 60-80 tonnellate.
Cetaceo di dimensioni grandissime, si può ben considerare il
cetaceo di maggiori dimensioni tra quelli che vivono
stabilmente nei nostri mari.
Il corpo è affusolato, il capo triangolare e ben
allungato, dorsalmente appiattito con una cresta nel
mezzo che termina vicino allo sfiatatoio composto da due
orifizi.
Il dorso sfuma dal nero al grigio scuro al grigio ardesia,
di solito uniforme. Ventre bianco. Colorazione asimmetrica
nella mandibola: bianca a destra, dello stesso colore del
dorso a sinistra. Fanoni grigio ardesia, bianco giallastri,
in corrispondenza del terzo anteriore della mascella di
destra.
Emette un soffio ben verticale, a cono rovesciato
alto anche 6-7 m. La pinna dorsale è ben visibile,
triangolare leggermente falcata, sui 60 cm., posta
all’inizio del terzo posteriore. Tale pinna si distingue da
quella del capodoglio, che è allungata alla base e
dall’apice tondo, non falcato. Di solito questa specie
non solleva e non mostra a coda fuori dall’acqua quando
s’immerge, contrariamente al capodoglio, comportamento che
ne permette una rapida anche se non precisa identificazione.
Se, mentre nuota in superficie, si volta su un fianco o a
pancia in su sono visibili i 70-100 solchi golari, tipici
della famiglia dei Balenotteridi.
Balenottera minore (Balaenoptera
acutorostrata)
Lunghezza: 8-9 m.
peso: fino a 10 tonnellate, le femmine raggiungono
dimensioni medie maggiori dei maschi.
E' il più piccolo rappresentante della famiglia dei
Balenotteridi.
E' simile alla balenottera comune, ma di dimensioni minori e
corporatura leggermente più tozza. Pinna dorsale grande e
falcata.
Dorso da grigio scuro quasi nero a grigio ardesia, spesso
interrotto da disegni irregolari più chiari e sfumati, il
più comune è un segno a forma di “V” dietro alla pinna
dorsale. Ventre bianco o biancastro. Una grande banda bianca
trasversale attraversa la parte superiore delle pinne
pettorali. I fanoni sono biancastri o giallastri.
Balenottera azzurra (Balaenoptera
musculus)
Lunghezza adulto: da 25 a 26 m, alla nascita 7 m.
E' il più grande animale vivente, vive solitaria o in
piccoli gruppi di 2 o 3 individui. In Mediterraneo è da
considerarsi un visitatore estremamente raro ed
occasionale, eventuali avvistamenti si rifarebbero ad
esemplari erratici, non a popolazioni stabili nel mare
nostrum.
Capodoglio (Physeter
macrocephalus)
Lunghezza massima: maschio 18-20 m., femmina 12 m.
Peso: per il maschio fino a 50-60 tonnellate, la femmina più
piccola, raggiunge le 18 t.
Presenta una livrea uniforme, dal nero al grigio ardesia al
brunastro. Il ventre è spesso di colore più chiaro.
La forma del corpo è inconfondibile: la testa è
enorme, quasi un terzo della lunghezza totale, con
profilo tronco e arrotondato, “scatolato”. Lo
Sfiatatoio è all'estremità del capo, sul lato sinistro,
contrariamente alle balenottere che lo presentano ben
arretrato e centrale sul capo.
Anche il soffio basso è particolare, “a cespuglio” e ben
inclinato in avanti, di circa 45°. Pinna dorsale
bassa, posta all’inizio del terzo posteriore, forma un
grosso triangolo a base molto lunga e con l’apice
arrotondato. A partire dalla pinna dorsale e verso la
coda, il dorso è percorso da una serie di gibbosità di
dimensioni decrescenti. La pinna codale è molto larga, da un
terzo a un quarto della lunghezza totale dell’animale, ed è
visibile al momento del l’immersione, La pelle dei fianchi
è spesso corrugata.
Il capodoglio vive in gruppi talvolta composti da 6 a 30
animali. E' una specie poligama, quindi il branco è di
solito condotto da un grosso maschio. I capodogli di un
branco si tengono in contatto acusticamente anche a distanza
di alcune miglia. Maturità sessuale verso i 4/5 anni.
Accoppiamenti in acque calde, sopratutto in estate. Durata
della gestazione 11/12 mesi. Dimensioni alla nascita:
lunghezza da 3,5 a 5 m, peso 1 tonnellata circa. Durata di
vita circa 40 anni.
Se non disturbato il capodoglio nuota lento quando è in
superficie, malgrado in caso di necessità sia capace di
raggiungere i 20km/h per brevi tratti. Può saltare quasi
interamente fuori dall’acqua.
Compie immersioni profondissime (di solito intorno ai
1.000 m. per i maschi e ai 500 m. per le femmine ed i
piccoli, ma sembra che si spinga anche oltre i 3.000 m) e di
lunga durata (anche oltre un’ora e mezzo), a caccia di
calamari, il suo cibo principale. Prima dall’immersione
rimane in superficie per 10-20 minuti, e soffia alcune
decine di volte; all'atto dell' immersione sono ben
visibili il dorso e il peduncolo caudale e solleva
sull’acqua la grande coda. Spesso riemerge nello stesso
punto da cui è partito.
Il capodoglio di solito frequenta acque profonde e si
avvicina a costa solo dove il fondo scende rapidamente.
Frequenta tutti i mari del mondo. In estate si spinge verso
le alte latitudini, mentre in inverno va verso i tropici. I
maschi adulti in estate si separano da femmine e piccoli e
spingendosi in acque sub-polari. Nei mari italiani è sempre
presente, ma ancora non si sa se la sua consistenza
numerica. I luoghi più frequentati sembrano essere la costa
occidentale di Corsica e Sardegna, l'Arcipelago Toscano e i
mari in torno alla Sicilia.
Il Capodoglio era cacciato, oltre che per il grasso e la
carne, per lo spermaceti, una sostanza detta anche bianco di
balena o cetina, che si trova nella testa del capodoglio
(chimicamente estere cetilico dell'acido palmitico) con cui
si preparavano unguenti, pomate, profumi e candele.
Nel Mediterraneo i dati di mortalità per l’alto tasso di
collisioni e di catture accidentali negli attrezzi da pesca
sono allarmanti.
Stenella
striata (Stenella coeruleoalba)
Lunghezza adulto: lunghezza 2,2/ 2,5 m.
Peso: 80/100 kg. La femmina è leggermente più piccola.
E'una specie snella ed elegante, ma un po' più tozza
rispetto al Delfino comune.
Presenta un rostro lungo e assottigliato, denti appuntiti e
piccoli, pinna dorsale piccola e falcata, pinne pettorali
affusolate.
La colorazione è variabile ma tipica della specie: dorso
grigio bruno o blu scuro, ventre bianco. Una stretta
fascia scura corre lungo i fianchi partendo da una
macchia intorno all'occhio e terminando allargandosi intorno
all'apertura anale; un'altra striscia più sottile parte
dall'occhio e termina alla base della pinna pettorale;
una terza striscia, "il baffo" parte dalla pinna dorsale
in avanti. Queste striscie hanno una comune
conformazione ad "esse" che permette una facile
identificazione della Stenella.
Il nuoto è rapido, elegante e molto veloce (45/50 km/h.),
con frequenti salti fuor d’acqua. Spesso nuota a prua delle
barche che accompagna anche per lungo tempo e dove la si
può facilmente osservare. Come il Delfino comune, è una
specie pelagica, che può avvicinarsi alla costa nei passaggi
tra le isole e dove il mare è profondo. In generale, in
Mediterraneo, è il cetaceo più frequente ed è
comune in tutti i mari italiani.
La Stenella vive in branchi che possono variare da una
ventina ad un centinaio di individui.
Si riproduce soprattutto nella stagione calda, ma dati
precisi al riguardo non sono ancora disponibili.
Maturità sessuale intorno ai 5 anni. Durata della gestazione
12 mesi. Lunghezza alla nascita: 80 cm.
Si nutre di pesce azzurro, di pesci costieri e di calamari,
dimostrando un certo opportunismo alimentare.
In Mediterraneo un’epidemia di morbillivirus ha
causato la moria di più di 1.000 animali solo tra il 1990 e
il 1992. L’inquinamento e la diminuzione della
disponibilità delle prede sono stati individuati come
fattori innescanti l’infezione.
Delfino comune (Delphinus delphis)
Lunghezza adulto: 1,5/2,2 m (eccezionalmente 2,6 m), le
femmine sono leggermente più piccole.
Peso: 75 kg.
Presenta un corpo elegante e slanciato, testa ben
proporzionata e ben separata, per mezzo di una piega
cutanea, dal rostro lungo e sottile. Pinna dorsale
prominente, triangolare e falcata, situata a metà del dorso.
Pinne pettorali piccole, strette e appuntite.
La colorazione è variabile: nera o nerastra per il dorso e i
fianchi, ventre e petto color bianco panna, con una serie di
sfumature gialle, grigie e bianche lungo i fianchi e il
ventre. E’ riconoscibile un tipico triangolo
capovolto scuro, più o meno in corrispondenza della
pinna dorsale, che assieme alle zone giallastre, crea
un tipico motivo a "clessidra". Peculiare è anche
l'anello nero intorno all’occhio che si allunga in avanti.
E' un cetaceo veloce e agilissimo, salta frequentemente
fuori dall’acqua. Nuota spesso a prua delle barche. Può
raggiungere i 50 km/h. ed immergersi fino a 280 m e per
oltre 8 minuti. Preferisce il mare aperto, ma può
avvicinarsi alla costa dove l’acqua è più profonda. In
Mediterraneo in passato era piuttosto comune. Tuttavia
negli ultimi decenni la popolazione del Mediterraneo ha
subito un drammatico declino, arrivando quasi a
scomparire dal Mare delle Baleari, dal bacino Provenzale,
dal Mar Ligure e dal Mar Adriatico. Rimane presente in
comunità isolate sia nel Tirreno meridionale (isola di
Ischia) sia nel Mar Ionio. Nell’ ottobre 2003, la
popolazione Mediterranea di Delfino comune è listata come
Endangered nella
Lista Rossa delle Specie a Rischio.
Vive in gruppi da qualche decina di individui a parecchie
centinaia. Non si sa esattamente come si riproduce in
Mediterraneo, ma sembrano accoppiarsi generalmente in
estate. Dopo una gestazione di 10 mesi, le femmine
partoriscono piccoli lunghi circa 80 cm. Longevità stimata a
25 o 30 anni.
I contenuti stomacali di individui spiaggiati nel mar Ligure
e in generale nel Mediterraneo, confermano che la sua dieta
si basa principalmente su pesce azzurro di superficie, ma
anche su cefalopodi e crostacei.
Tursiope
(Tursiops truncatus)
Lunghezza dell’adulto: 3,8 m.
Peso: intorno ai 350 kg. La femmina è leggermente più
piccola del maschio.
E' il tipico delfino che incontriamo delle vasche dei
delfinari e negli acquari.
Questa specie ha una struttura decisamente più
massiccia e dimensioni maggiori rispetto alla
Stenella e al Delfino comune. Il rostro è
corto e tozzo, mandibola più lunga della mascella
superiore. Per la conformazione del rostro è chiamato anche
Delfino dal naso a bottiglia. Pinna dorsale posta a metà del
corpo, proporzionata, moderatamente falcata. Pinne pettorali
di media lunghezza, appuntite.
Colorazione grigiastra, con varie sfumature,
ma tendenzialmente uniforme, priva di striature
nette e marcate: grigio scura sul dorso, grigio chiara
sui fianchi, ventre biancastro.
Ha nuoto possente, agile e manovriero; al l’occorrenza
supera senza difficoltà i 20 nodi. Sono a tutti ben note le
sue grandi capacità acrobatiche. Spesso nuota a prua
delle imbarcazioni.
Si trova a suo agio sulla piattaforma continentale, vicino
della costa ma si spinge anche nelle lagune, negli estuari e
nei tratti più vicini al mare dei grandi di fiumi. E'
considerato un tipico delfino costiero.
In Italia, il tursiope è stato avvistato più di frequente
nell' Alto Tirreno, nei mari intorno alla Sicilia e
nell’Adriatico.
I tursiopi hanno una complessa vita sociale: ci sono branchi
di sole femmine e giovani, branchi di maschi adulti che si
incontrano con le femmine solo nel periodo riproduttivo. Si
riuniscono in gruppi di 5/10 individui vicino alla costa,
mentre al largo sono comuni gruppi di più di 25 animali.
Maturità sessuale tra 5 e 12 anni per le femmine ed a 10
anni per i maschi. L’epoca riproduttiva del Tursiope in
Mediterraneo rimane ancora sconosciuta. Le femmine
partoriscono ogni 2 anni un piccolo di circa un metro e
del peso di 15 kg. Longevità stimata da 25 a 30 anni. Si
ciba di una notevole varietà di prede: cefali, pesce
azzurro, calamari e invertebrati bentonici.
Gravi problemi di conservazione interessano il
Mediterraneo e il Mar Nero, dove, per la passata caccia,
le catture accidentali ed il degrado dell’ambiente marino
hanno causato il declino della popolazione.
Grampo
(Grampus griseus)
Lunghezza: 2,5/ 4 m.
Peso 600/700 kg.
Ha un tipico capo senza rostro, fronte bombata ma non
globosa (come invece per ilglobicefalo). La mascella
superiore sporge leggermente. Pinna dorsale a
circa a metà del corpo, molto alta, appuntita e falcata.
Pinne pettorali lunghe e appuntite.
La livrea è molto caratteristica: i neonati sono grigio
chiarissimo uniforme, crescendo diventano prima di color
brunastro e poi del grigio ardesia dell’adulto. Con il
passare degli anni il corpo viene ricoperto da
numerosissime ed estese graffiature chiare, che
finiscono col fargli assumere una colorazione quasi bianca,
soprattutto nella parte anteriore.
Anche se è capace di notevole agilità (può raggiungere i 25
km/h.), il Grampo ha di solito movimenti lenti e
rilassati. A differenza dei Delfini comuni e del
Tursiope, le barche non sembrano attrarre questo cetaceo, ma
non è difficile avvicinarlo. Si ritiene che sia in grado di
compiere buone immersioni. Il Grampo tira la coda fuori
dall’acqua e rimane immobile per parecchi secondi, in
verticale a testa in giù.
E' una specie pelagica e di mare profondo, ma non è raro
incontrarlo vicino a costa.
In Mediterraneo è piuttosto comune, soprattutto in
Mar Ligure, nell'Arcipelago Toscano e a nord
della Sicilia. Di solito vive in piccoli gruppi di 5/10
esemplari (ma a volte si raggruppano anche 100 animali) che
spesso si sparpagliano in cerca di cibo dando così
l’impressione di essere solitari. Lo si può vedere anche
insieme ad altre specie di cetacei, soprattutto globicefali.
Particolari della riproduzione poco conosciuti: sembra che
in Mediterraneo si accoppino in autunno. Le femmine
partoriscono un piccolo lungo circa 1,5 m; il peso del
neonato non è noto.
Si nutre soprattutto di calamari e occasionalmente di pesci.
Globicefalo
(Globicephala melas)
Lunghezza: maschio 7 m, femmina 5,5 m
Peso: maschio 3 t. femmina 2,5 t.
Ha un corpo massiccio con globosità del capo
molto evidente, rostro appena appena accennato sotto la
fronte alta e arrotondata. La pinna dorsale è
un forte carattere distintivo: molto avanzata, bassa e
con la base allungata, apice arrotondato e margine
posteriore concavo. Il peduncolo caudale ha spesso una
marcata convessità nel margine dorsale. Le pinne pettorali
sono a forma di falce, sottili, allungate e appuntite.
Colorazione nera con riflessi brunastri,
tendenzialmente uniforme. Macchia chiara o bianca a
forma di ancora sul ventre I piccoli sono di colore molto
più chiaro.
Se disturbato, il globicefalo è capace di sviluppare buone
velocità (35 km/h.) ma di solito nuota lentamente (5
km/h.) mostrando la testa globosa, la pinna dorsale e la
parte superiore del peduncolo caudale.
A volte emerge con il busto e rimane per qualche secondo con
la testa fuori, forse per guardarsi intorno; altre volte
invece emerge con la coda. E' confidente, o indifferente con
le imbarcazioni, ma non nuota a prua.
Il globicefalo nel Mediterraneo viene avvistato più
frequente in Mar Ligure e nel Tirreno.
Tuttavia in Mediterraneo la specie non è sufficientemente
studiata per poter stimare correttamente la popolazione e la
distribuzione.
Vive in branchi di qualche decina di esemplari che a volta
però si riuniscono a migliaia. Il branco è probabilmente ad
harem, con un maschio dominante.
Questo Odontoceto è vittima di catastrofici spiaggiamenti
di massa.
Maturità sessuale a 6 anni le femmine, a 12 anni i maschi.
L’accoppiamento avviene in primavera-estate, i parti hanno
luogo in estate-autunno, i piccoli alla nascita sono lunghi
1,75 m. e pesano 80 kg.. Vivono circa 25 anni.
Si nutre prevalentemente di calamari, ma anche di pesci di
varie specie.
I globicefali sono incidentalmente uccisi nelle reti da
posta fisse, nelle reti da strascico, in quelle derivanti e
nei palamiti per i pesci spada.
Zifio
(Ziphius cavirostris)
Lunghezza: 5/ 7 m,
Peso: 3/ 5 t. La femmina è più grande del maschio.
E' un delfino massiccio e tozzo, con testa abbastanza
piccola. Tipica è la fronte bassa che digrada sul rostro
senza discontinuità, con rostro breve e largo che, con la
bocca incurvata ricorda il becco di un’oca. La
mandibola sporge in avanti: solo nei maschi adulti sono
visibili i due unici grossi denti.I denti, non forano le
gengive delle femmine e dei giovani maschi. Due solchi
golari a "V" , tipici degli Zifidi, visibili se l’animale
si gira su un fianco. Ha un soffio basso e poco visibile,
diretto in avanti a sinistra. Pinna dorsale ben visibile,
arretrata all’inizio del terzo posteriore del corpo,
leggermente falcata, triangolare. La coda presenta un
margine posteriore appena concavo alle estremità, piatto al
centro.
Il colore è variabile con dorso da bruno scuro a grigio
ardesia e ventre chiaro. Il capo è spesso più chiaro del
resto del corpo, soprattutto nei vecchi maschi. Possono
esser presenti graffi e striature sui fianchi, ventre con
irregolari macchie ovali, ma non in misura così marcata come
avviene invece per i Grampi.
Lo Zifio è raro da osservare in mare: sembra si tenga alla
larga dalle imbarcazioni. Pare preferire le zone di rimonta
(upwelling) delle acque profonde. Nuota a 4/6 km/h con punte
di 18 km/h. Si immerge per 30 minuti a profondità fino ai
300 m. Compie balzi fuori dall’acqua. Quando s’immerge
solleva la coda sopra la superficie. Si incontra
prevalentemente al largo. In Mediterraneo sembra abbastanza
comune, soprattutto di fronte alle coste Spagnole, francesi
ed italiane. Vive in piccoli gruppi di 3/10 esemplari e più
raramente si sono osservati branchi più numerosi (25
individui).
A volte si trovano individui isolati, probabilmente maschi
solitari. Si ciba di calamari e, forse, di pesci di
profondità.
4 –
FOTOgrafie distintive delle diverse specie

Particolare della pinna dorsale acuta e falcata di una
Balenottera comune, e coda dai margini leggermente
arcuati

Il dorso rugoso e la pinna bassa, arrotondata e con base
larga di un Capodoglio e pinna caudale dal margine
posteriore piatto, non arcuato
(clikka x ingrandire)
Stenelle striata, in cui è visibile il motivo ad
"esse" della livrea laterale, sui toni del grigio
Delfini comuni, col motivo a "clessidra",
grigio-giallastro laterale, tipico della specie
(clikka x ingrandire)
Tursiope, riconoscibile per la colorazione grigia,
praticamente uniforme se confrontata con la Stenella ed il
Delfino comune
(clikka x ingrandire)
Grampi, di grosse dimensioni, potrebbe esser confuso
col globicefalo, ma ha livrea grigia, con tipiche striature
e pinna dorsale più stretta ed allungata
(clikka x ingrandire)
Globicefali, si nota bene la colorazione scura,
uniforme, e la pinna dorsale ampia, arrotondata e ricurva
(clikka x ingrandire)
Zifio, si distingue per il capo dalla tipica forma a
"becco d'oca", colorazione uniforme e grigio chiara
5 -
regole da seguire in
caso di avvistamento
Di certo l'avvistamento dei cetacei nei nostri mari, che
essi siano balene o delfini, è uno degli eventi più
emozionanti che ci possono capitare!
Il rischio per il navigatore che dovesse trovarsi a tu per
tu con questi splendidi ed affascinanti animali, è quello di
cercare di avvicinarsi troppo ad essi, fino a poterne
arrecare disturbo. La tentazione di richiamarli o di
inseguirli è forte e comprensibile, ma in un corretto
osservatore dovrebbe prevalere il rispetto per la natura,
che quindi ci suggerisce le seguenti semplici regole di
comportamento, oggigiorno condivise dai numerosi
whale watchers:
-
non
intralciare il normale spostamento dei cetacei, né
modificarne il comportamento, né commettere azioni che
potenzialmente ne provochino una reazione,
-
non
inseguire i cetacei, né dirigere su di loro; quando
possibile lasciare che siano loro ad avvicinarsi alla
nostra imbarcazione, mantenendo la rotta precedentemente
impostata,
-
non
reagire alla presenza dei cetacei con improvvisi
cambiamenti di rotta o di velocità, che potrebbero
confonderli o disorientarli,
-
evitare di
avvicinare cetacei con piccoli a meno che non siano loro
ad avvicinarsi a noi,
-
non fare
rumori che possano infastidire o spaventare gli animali
(gridare, fischiare, correre a bordo, battere le mani,
etc.),
-
non
gettare nulla in mare e assolutamente non dare cibo ai
cetacei: il mare non è uno zoo nè un contenitore dei
rifiuti!
Mi permetto una nota personale in merito: tali regole
potrebbero sembrare eccessivamente restrittive, nei
confronti di animali giocosi e socievoli come i delfini.
Tuttavia bisogna considerare lo stato di rarefazione delle
loro popolazioni ed i motivi che li stanno minacciando. Un
branco avvistato potrebbe esser in caccia, disturbarli
porterebbe a sottrarre loro il cibo, di per se sempre più
raro. Oppure ci potrebbero esser madri con piccoli in tenera
età, facilmente spaventabili.
Meglio non disturbarli e mantere la
rotta a velocità costante: se i nostri amici avessero voglia
di interagire con noi, non mancheranno di far loro il primo
passo! Si avvicineranno spontaneamente alla vostra vela e
sapranno regalarvi lo spettacolo più bello che il Mare
Nostrum sa ancora regalarci.
Impegnamoci a renderlo tale anche per il futuro!
6 -
Classificazione delle specie
minacciate - IUCN 2004
L'International Union for the Conservation of Nature and
Natural Resources, poi diventata World Conservation Union,
nella sua Red List del 2004 (elenco animali
minacciati e a rischio di estinzione) inquadrava i cetacei
mediterranei nella seguente tabella (fonte: ACCOBAMS -
IUCN):
|
Specie / sottospecie |
Criterio IUCN |
Tendenza passata |
Tendenza attuale |
|
Capodoglio |
EN
Endangered / Minacciato |
Sospetto declino |
Sospetto declino |
|
Balenottera comune |
DD Dati
insufficienti |
- |
- |
|
Stenella mediterranea |
VU
Vulnerable /
Vulnerabile |
Dati comprovanti declino |
Sospetto declino |
|
Delfino comune |
EN
Endangered / Minacciato |
Dati comprovanti declino |
Dati comprovanti declino |
|
Tursiope |
VU
Vulnerable /
Vulnerabile |
Sospetto declino |
Dati insufficienti |
|
Grampo |
DD Dati
insufficienti |
- |
- |
|
Globicefalo |
DD Dati
insufficienti |
- |
- |
|
Zifio |
DD Dati
insufficienti |
- |
- |
7 -
Il Santuario dei cetacei
Il Santuario dei Cetacei per i mammiferi marini del
Mediterraneo è un'area marina protetta che si estende per
circa 90.000 km2 nel Mediterraneo nord occidentale fra
Italia, Francia e Sardegna.
Il Santuario comprende il Mar Ligure, parte del
Mar Tirreno e del Mar di Corsica; rispetto al
resto del Mediterraneo le acque del Santuario sono
caratterizzate da un elevato livello di produttività
primaria, con conseguente abbondanza di plancton, base della
catena trofica. Una corrente ciclonica dominante, che scorre
verso nord lungo la Corsica e la Toscana per poi fluire
verso ovest lungo le coste della Liguria e della Francia,
crea un sistema frontale permanente che agisce da linea di
separazione fra acque costiere e pelagiche. Si genera così
un'intensa attività biologica lungo questa linea di
separazione, dovuta proprio ai movimenti delle masse d'acque
associate al fronte. Questi fenomeni sono stagionali e in
alcuni casi rafforzati dal rimescolamento verticale delle
acque (upwelling), generato dal vento prevalente della zona
("mistral") che, spirando da nord-ovest, spinge verso l'alto
le acque profonde portando nella zona eufotica i nutrienti e
le sostanze organiche arrivate al mare attraverso i fiumi
(soprattutto il Rodano) . Gli elevati livelli di
produzione primaria che ne derivano, con concentrazioni
di clorofilla di oltre 10 g m-3, supportano una cospicua
biomassa di zooplancton, fra cui il macrozooplancton
gelatinoso e i banchi di eufasiacei (Meganyctiphanes
norvegica), piccoli crostacei che costituiscono il
cosiddetto "krill mediterraneo". Le grandi quantità di
zooplancton attirano a loro volta diverse tipologie
di predatori, fra cui i cetacei.
Le diverse specie di cetacei che vengono regolarmente
avvistate nel Santuario trovano nelle sue acque le condizioi
necessarie sia all'approvigionamento del cibo, sia alla
riproduzione, e sono le balenottere comuni Balaenoptera
physalus, i capodogli Physeter macrocephalus, gli
zifii Ziphius cavirostris, i globicefali Globicephala
melas, i grampi Grampus griseus, i tursiopi
Tursiops truncatus, le stenelle striate Stenella
coeruleoalba e i delfini comuni Delphinus delphis.
Fra tutte le balenottere comuni e le stenelle striate
sono le specie più abbondanti nel Santuario,
raggiungendo l'80% di tutti gli avvistamenti di cetacei
effettuati. Circa 3.500 balenottere comuni sono state
avvistate nel Mediterraneo occidentale, la maggior parte
delle quali erano concentrate nel bacino
Corso_Ligure_Provenzale per nutrirsi dei banchi di krill.
Le stenelle striate sono i cetacei più abbondanti, non
solo nel Santuario, ma in tutte le acque pelagiche
dell'intero Mediterraneo; nel Santuario ne è stata
stimata la presenza di 20.000 - 30.000 individui, che
rappresenta circa il 60% degli avvistamenti effettuati nelle
suddette crociere. Le altre specie, sebbene numericamente
meno rappresentate, sono comunque presenze regolari e
comprendono gli odontoceti teutofagi (Letteralmente,
"mangiatori di calamari", chiamati altrimenti "deep-divers")
come i capodogli, i globicefali e i grampi, che frequentano
sia le acque pelagiche che quelle di scarpata, e gli zifii
che prediligono particolari aree, poste in prossimità di
profondi canyon sottomarini. Il delfino comune, un tempo
abbondante nel Mare nostrum, è oggi raro e considerato
specie minacciata; nel Santuario lo si incontra
saltuariamente in acque pelagiche, il più delle volte
associato a gruppi di stenelle striate. I tursiopi
invece vengono generalmente avvistati in acque costiere,
soprattutto lungo la piattaforma continentale che circonda
la Corsica, la Sardegna settentrionale, l'arcipelago toscano
e la Francia.
Tante specie diverse di cetacei devono coesistere in un area
caratterizzata da elevati livelli di pressione antropica.
Gran parte delle aree costiere che si affacciano sul
Santuario, soprattutto quelle continentali, sono infatti
densamente popolate e disseminate di cittadine, con porti di
rilevante importanza commerciale e militare e con numerose
aree industriali. Sulle acque del Santuario si affacciano
importanti destinazioni turistiche, che portano ad un
ulteriore aumento della pressione antropica nei mesi estivi.
Le diverse e intense attività umane rappresentano potenziali
rischi per le popolazioni di cetacei del Santuario, come il
degrado dell'habitat, la drastica e preoccupante
diminuzione delle fonti di cibo, la diminuzione o la
scomparsa delle popolazioni, causate dall'intenso sviluppo
urbano, turistico, industriale e agricolo, associato
all'immissione in mare di sostanze inquinanti in
prossimità di grossi agglomerati urbani e delle zone in cui
i fiumi sfociano in mare. Va aggiunto il disturbo causato
dall'intenso traffico marittimo (ad es. traghetti,
cargo, navi militari, petroliere, imbarcazioni da pesca e da
diporto), particolarmente elevato nei mesi estivi,
dall'industria del whale watching, ancora non regolamentata,
dalle esercitazioni delle navi militari, dalle attività di
ricerca in mare e dalle operazioni di esplorazione del fondo
marino alla ricerca di gas e derivati petroliferi. Un altro
rischio che incombe sull'incolumità dei cetacei del
Santuario è rappresentato dalle collisioni con le
imbarcazioni, rischio in crescita soprattutto negli
ultimi anni con l'aumento dei traghetti veloci. Va infine
considerato il tasso di mortalità causato dalle catture
accidentali dei cetacei nelle reti pelagiche derivanti,
che continuano ad essere regolarmente ed impunemente usate
nonostante ne sia stato proibito l'uso. (fonte: Istituro
Tethys)
Note: si ringrazia vivamente
per la gentile collaborazione
data nel fornire testi ed immagini.
Capt. Simon
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